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Portieri “auto-efficaci”; aiutare i propri portieri a migliorare la consapevolezza nei propri mezzi

– Fabio Prinzis –

Un ruolo delicato che costringe chi lo pratica a convivere con l’attesa, aspettando una chiamata in causa di fronte alla successione degli eventi, instabili e incontrollabili, che caratterizzano la partita. Chi gioca in porta deve attendere il proprio momento per rispondere alla minaccia avversaria. Questo oscillare tra l’attesa in solitudine e il coinvolgimento improvviso all’interno del gioco è spesso fattore di stress psicologico, gran parte del lavoro del portiere è infatti mentale e di preparazione al momento in cui verrà chiamato in causa.

A partire dal lavoro in settimana, chi ha a che fare con la delicatezza di questo ruolo (allenatori dei portieri o in generale allenatori della squadra), dai più piccoli fino ad arrivare al mondo dei “grandi”, deve tenere ben presente l’importanza del concetto che sto per introdurre. Ciascun portiere nell’attesa di intervenire, che si tratti della gara o di un esercitazione in allenamento, crea nella propria mente, delle aspettative su come andranno gli eventi nel futuro e in base al contesto queste aspettative potranno essere più o meno positive. Albert Bandura, noto psicologo canadese ci da la definizione di autoefficacia, che è il concetto su cui si basa quest’articolo: “l’autoefficacia corrisponde alle convinzioni che ogni persona ha rispetto alle proprie capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati.” L’autoefficacia assume un ruolo rilevante fra quelli che sono gli obiettivi e le prestazioni, influenzandole notevolmente. Un portiere con un buon senso di autoefficacia, ovvero con una buona convinzione nelle proprie capacità, sarà più portato a mettere in atto le azioni necessarie a gestire nel miglior modo le situazioni anche in contesti difficili. Sempre secondo Bandura, l’autoefficacia è come un pilastro, in grado di sostenere 4 processi fondamentali.

  • I processi cognitivi, aiutando l’individuo a prefissarsi obiettivi di valore,
  • I processi di visualizzazione portando la persona a immaginarsi eventi futuri positivi.
  • La capacità di controllo dei fattori di stress, dando la sensazione di poter controllare i fattori ambientali esterni.
  • I processi di scelta, rendendo l’individuo maggiormente intraprendente nelle scelte, e quindi più propenso a mettersi in gioco.

L’autoefficacia, tuttavia, non va confusa con l’autostima. Mentre la seconda è legata all’essere, la prima è invece legata alla sfera del fare, è quindi viene influenzata dalla qualità della prestazione e può essere costruita con il lavoro quotidiano. Chiunque nella propria esperienza sportiva ha potuto notare come, atleti diversi dotati di abilità simili o atleti simili in contesti diversi, si comportino in maniera più o meno positiva a seconda della convinzione di efficacia personale.

Un portiere che dubita delle proprie capacità, nelle situazioni difficili sarà portato a indugiare sulle possibili difficoltà, sui possibili imprevisti e sulle possibili conseguenze di un errore, spostando l’attenzione ai deficit personali e portando a indebolire gli sforzi verso il compito.

Al contrario un portiere che crede fortemente di essere capace, prenderà il compito difficile come una sfida, vivendo l’attesa in modo sereno e, in allenamento, manifestando un grande interesse e una spiccata dedizione verso l’attività.

Come può un allenatore, migliorare il senso di efficacia del proprio portiere?

Le condizioni di efficacia possono essere alterate fornendo al portiere dei feedback. La fonte più potente dell’autoefficacia risulta essere l’esperienza diretta, è perciò necessario che un individuo arrivi al successo grazie al superamento di vari ostacoli. Stimolare il proprio portiere, ponendo nel percorso stagionale obiettivi sia tecnici che fisici, raggiungibili con l’impegno quotidiano, è un fattore determinante per il raggiungimento di una buona autoefficacia.

Le sconfitte occasionali sono comunque importanti perché insegnano che per avere successo bisogna continuare a lavorare e ad impegnarsi. Nonostante fare una buona prestazione in gara ha sicuramente un forte impatto persuasivo, non è detto che aumenti la convinzione di efficacia, non è neanche detto che un errore la riduca. I cambiamenti dipendono più che da ciò che è successo durante la prestazione, da come il portiere elabora le informazioni circa le proprie capacità. Per esempio è importante la reazione dei compagni, del proprio allenatore o dei genitori alla prestazione stessa, più che il risultato. Per questo occorre possedere un’elevata sensibilità con il proprio portiere soprattutto alla fine della gara e in fase di valutazione della stessa. E’ importante comprendere come lui ha elaborato la gara prima ancora di intervenire (facendo qualche domanda ad esempio) e solo dopo cercare di fornire i feedback corretti per aiutarlo a mantenere la giusta fiducia in se stesso.

Un’altra fonte di autoefficacia che ogni allenatore dovrebbe conoscere e quella data dall’osservazione delle esperienze di altre persone. Osservare una persona capace che va incontro ad un insuccesso può aumentare il senso di autoefficacia di chi osserva. Se si ha a che fare con portieri giovani può essere utile mostrare loro errori e carenze tecniche o fisiche di portieri affermati. Un giovane che vede il proprio idolo commettere un errore vivrà molto più serenamente l’errore stesso quando lo commetterà. Un portiere di bassa statura potrà mantenere la propria
convinzione di efficacia, vedendo come anche portieri poco strutturati siano riusciti a emergere a grandi livelli. La persuasione verbale è il terzo mezzo di cui voglio parlare in questo articolo. Specialmente nelle situazioni difficili, è più facile che il senso di efficacia si mantenga se persone significative esprimono fiducia verso il proprio portiere. A volte le parole dell’allenatore non bastano, è allora importante trovare altre figure che esprimano fiducia verso il portiere. Un esempio può essere dato da un ragazzo della juniores o che si allena in prima squadra, è importante che il portiere più esperto comunichi in modo positivo col giovane e lo aiuti a conquistare la fiducia in se stesso. L’allenatore deve coinvolgere i portieri più esperti facendo loro presente l’importanza che le loro parole hanno verso i più giovani. Naturalmente la sola persuasione verbale non basta, è molto importante che la comunicazione verso il ragazzo sia reale e sentita. Se in primis l’allenatore pensa che il proprio portiere non sia all’altezza, anche inconsciamente sarà portato a proporsi verso di lui non stimolando quest’ultimo a esercitare maggiormente le proprie capacità e portando a risultati scadenti che vanno a confermare la convinzione originaria. Questo meccanismo viene chiamato effetto pigmalione. Si tratta spesso di un meccanismo inconsapevole per chi lo attua ma che viene percepito in maniera molto forte dal ragazzo. E’ molto importante quindi che l’allenatore, oltre alla persuasione verbale si convinca egli stesso che il portiere che allena sia di assoluto valore o che abbia un buon potenziale, al fine di comunicare nella maniera corretta con lui anche attraverso i piccoli gesti. Questo concetto diventa particolarmente importante nelle situazioni dove le cose non vanno bene e per quelle categorie di ragazzi che partono svantaggiati, perché sono nuovi nel contesto ad esempio.
L’effetto pigmalione ha quattro effetti principali

Il clime effect: se un allenatore crede nelle potenzialità di un suo allievo tenderà a creare intorno a lui un clima di maggior disponibilità e si rivolgerà a lui con un atteggiamento di maggior fiducia.

Input factor: Gli allenatori, ritenendo certi allievi più promettenti e capaci di altri, forniscono loro un maggior numero di informazioni e spiegazioni rendendoli in possesso di tutti gli strumenti necessari per lavorare in modo ottimale

Response opportunity: quando un allievo esprime la propria opinione sarà preso in maggior considerazione se su di lui si nutrono maggiori aspettative.

Feedback sugli errori: allo stesso modo, un allenatore tenderà a giudicare meno rigidamente un eventuale errore di un allievo promettente e si rivelerà più disponibile a correggerlo e ad aiutarlo.

Anche gli stati emotivi influiscono sulla costruzione dell’autoefficacia, per questo l’ultimo dei 4 modi per migliorare la condizione di efficacia dei propri allievi consiste nel migliorare le condizioni fisiche, ridurre i livelli di stress e migliorare la tendenza ad avere emozioni positive. In altre parole l’allenatore deve cercare di proporre sedute che non alterino in modo negativo l’umore del proprio portiere (questo vale anche per portieri affermati), proprio perché le persone effettuano valutazioni positive su se stessi e su ciò che stanno facendo se sono di buon umore. Quindi, valutare i momenti di stanchezza e gli eventuali fastidi e disaggi che i portieri manifestano durante la seduta d’allenamento.

Per concludere tutto ciò di cui abbiamo parlato in questo articolo, dev’essere supportato da una buona dose di empatia verso i portieri, la sensibilità con la quale ci si propone verso i ragazzi e il fattore di maggior rilievo per poi compiere quella serie di accorgimenti descritti nelle righe precedenti.


Fabio Prinzis

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