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Riflessioni sulla tecnica

— Fabio Prinzis –

Negli ultimi anni l’attenzione verso i gesti tecnici nelle varie discipline sportive è diventata sempre più accurata e precisa. In Italia, lo studio del gesto tecnico del portiere ha portato a modelli di riferimento che costituiscono quella che viene chiamata “tecnica di base”, ampiamente descritta in diversi testi e manuali di riferimento. Inoltre, la nascita continua di portali, blog e siti internet oltre che la crescente presenza di corsi (federali e non) svolti localmente nel territorio, hanno permesso agli appassionati in primis di conoscere i gesti tecnici di base, e poi di insegnarli attraverso una progressione didattica. Ciascun fondamentale tecnico è stato ampiamente studiato: presa, rialzata, parata in tuffo, uscita bassa, a contrasto, a muro, respinte di pugno, rilanci con i piedi e con le mani.

Dando un’occhiata fuori dalla penisola però non è difficile accorgersi che questi fondamentali, spesso, non corrispondono allo stesso gesto tecnico. È risaputo che vi siano scuole di pensiero diverse e personalmente credo che non abbia senso chiedersi quale sia la migliore, credo sia però doveroso, poter notare come vi siano svariati modi di interpretare il ruolo, con tecniche diverse, ma che ne mantengono l’efficacia. Osservando alcuni dei migliori portieri al mondo, è facile notare come essi interpretino in maniera profondamente diversa i fondamentali tecnici, talvolta anche con gesti originali che potrebbero apparire come difetti, ma che risultano comunque efficaci.

Viene spontaneo chiedersi quanto possa essere soggettivo l’apprendimento di un gesto tecnico e quanto sia importante la sua naturale espressione, unica in ciascun individuo. Questo al fine di provare a fornire un’impostazione adeguata, che non si limiti alla valutazione della tecnica da un punto di vista unicamente oggettivo, ma attraverso un’attenta osservazione del contesto e delle caratteristiche individuali. 

“Per tecnica sportiva si intende una procedura che, generalmente, si è sviluppata nella pratica dei vari sport e che permette di risolvere un determinato problema di movimento nel modo più razionale ed economico possibile. La tecnica di una disciplina sportiva, quindi, corrisponde a quello che si potrebbe definire il tipo ideale di movimento che, però, mantenendo le caratteristiche tipiche del movimento stesso, può essere soggetto a modificazioni adattate alle particolarità individuali di chi lo esegue, che sono quelle che identificano il cosiddetto stile personale.” (Weineck, 2009) Da questa definizione è doveroso estrapolare un concetto fondamentale, ovvero la possibilità che il movimento cosiddetto “ideale” sia soggetto a modificazioni dovute alle particolarità individuali di chi lo esegue. In altre parole, un gesto tecnico per permettere all’atleta di risolvere un determinato problema di movimento nel modo più razionale ed economico, spesso, può subire delle modifiche rispetto a quello che è il “tipo ideale di movimento”.

In sport “open skils” come il calcio questo concetto assume ancora maggior rilievo, poiché essendo una disciplina caratterizzata dalla variabilità di situazioni e dalle conseguenti reazioni, la tecnica deve risolvere compiti complessi in relazione alle mutevoli condizioni della competizione. Il portiere deve possedere una grande varietà di abilità tecniche che devono essere continuamente adattate alla situazione (che nella maggior parte è sempre diversa). Cosa che non avviene in altre discipline sportive (ginnastica artistica, tuffi, pattinaggio artistico), caratterizzate dalla precisione e dalla espressione dei movimenti. La tecnica in questi casi è l’oggetto stesso della valutazione della prestazione sportiva. In questi sport, viene giudicata l’esecuzione tecnica, ad esempio, nel caso dei tuffi viene considerata la tecnica e l’esecuzione di: posizione di partenza e rincorsa, partenza, fase di volo e entrata in acqua.

Dopo aver fatto questa breve osservazione mi sorgono spontanee alcune domande:

1. In un portiere, è opportuno giudicare la tecnica, dal punto di vista della precisione e dall’espressione dei movimenti, o dalla capacità di rendere i movimenti efficaci a seconda della situazione?

2. Per poter favorire al meglio lo sviluppo tecnico del portiere, quanto è necessario intervenire provando a correggere l’esecuzione dei gesti? 

Lo scopo di quest’articolo non è affatto quello di dare risposte o provare a fornire proposte didattiche migliori di altre. Ritengo importante giudicare un portiere dal punto di vista tecnico non basandosi solamente sull’espressione dei suoi movimenti. Se è vero che negli ultimi anni c’è stato un miglioramento, a tutti i livelli, della didattica della tecnica e anche vero che questo non dev’essere limitante. Individuare come difetti tutte le particolarità individuali che si scostano con quelli che sono considerati i modelli teorici dei diversi gesti tecnici, senza tener conto di quanto appena detto, a mio avviso non è il modo migliore di giudicare e analizzare. 

È importante tenere sempre a mente che per un portiere, la tecnica è solo un mezzo per raggiungere il risultato e non il fine. In sede di valutazione cerco sempre di capire quanto lo stile personale influenzi la prestazione, quanto possa essere efficace, e anche quanto possa essere condizionato dalla comodità, anch’essa un fattore da non sottovalutare.

Se si ha a che fare con portieri molto giovani, ritengo sia importante non creare dei paletti e limitare la normale espressione motoria al fine di conformare ogni singolo gesto. Il risultato potrebbe essere un’impostazione tecnica costruita in breve tempo, ma poco efficace a lungo andare. Un portierino che negli anni non scopre da solo il proprio corpo, e la possibilità attraverso la tecnica di riuscire a risolvere determinate situazioni, diventerà un portiere impostato certamente, ma probabilmente, poco pensante e creativo.  Un portiere che potrebbe avere problemi a cavarsela quando il compito richiede soluzioni particolari.   quando si effettuano delle correzioni è importante essere precisi, sono i dettagli a fare la differenza.

È fondamentale che ogni correzione, mirata a favorire nel modo migliore l’apprendimento di un gesto tecnico, tenga conto delle particolarità individuali di ciascuno. Per cercare di favorire il massimo sviluppo tecnico, va lasciato spazio anche al portiere stesso, di sperimentare, osservare e copiare, di auto correggersi e di “arrangiarsi”. Dopotutto, il portiere molto spesso si deve arrangiare, e la tecnica cos’è se non lo strumento che permette di risolvere i problemi?

Fabio Prinzis

Questo articolo è una sintesi di un mio lavoro presente su http://www.apport.it (pubblicato nel 2018 dal titolo “Sei sicuro di insegnare al meglio la tecnica? – Spunti di riflessione sulla didattica del gesto tecnico”. Il contenuto nasce dopo aver assistito alla lezione di Massimo Biffi in occasione di ApportGarda 2018, e da una successiva chiacchierata, in cui si parlava di quanto i gesti tecnici e le modalità di apprendimento fossero uniche in ciascun individuo.

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