Categorie
Senza categoria

L’apprendimento motorio al confine tra ordine e caos

– Fabio Prinzis –

Gran parte del lavoro svolto dal tecnico in allenamento è influenzato dai principi dell’apprendimento motorio. Immaginiamo ora di voler insegnare a calciare il pallone ad un nostro giocatore. Come ci si deve comportare? Dovremmo fargli vedere come si calcia? Dovremmo dargli delle indicazioni o lasciargli sperimentare il gesto in modo autonomo? Quali indicazioni dovremmo dargli? Imparerà meglio giocando con il resto del gruppo o da solo? A queste domande potrebbero esserci tante risposte quanti sono gli allenatori a cui verrebbero poste. Ogni allenatore ha il suo metodo e le proprie convinzioni. Nonostante le innumerevoli teorie, capire come si apprende risulta ancora  un qualcosa di semi-misterioso.

Negli sport come il calcio, la pallavolo ed il basket (in generale negli sport di squadra) quando si vuole insegnare un gesto tecnico vi sono due strade principali; La “blocked practice” dove viene allenato una gesto per volta, la “random practice” dove si allenano più gesti contemporaneamente, attraverso un allenamento che presenta maggiori variabili.

In sostanza non si parla di allenare una tecnica in modo analitico o globale quanto piuttosto di strutturare un’esercitazione più ordinata (focus su un unico fondamentale tecnico) o al contrario maggiormente caotica (stimoli su più fondamentali tecnici).

Secondo la letteratura (i primi ad introdurre questo concetto furono J. B. Shea and Morgan, 1979) quando vengono allenati più gesti insieme l’apprendimento risulta più duraturo. Insegnare a fare lo stesso gesto più volte invece porta ad un miglioramento sul breve termine ma presenta minori effetti di apprendimento nel lungo periodo. Il fenomeno per cui l’allenamento “random” produce risultati migliori nella performance dopo un certo periodo di  tempo è chiamato Contestual Interference Effect (CIE). Attraverso un allenamento random viene richiesto all’atleta uno sforzo maggiore perché, tra una ripetizione e l’altra dello stesso compito, un esecuzione viene dimenticata svolgendo le altre esecuzioni. Così per ogni gesto c’è bisogno di ricostruire completamente il “piano d’azione” mentre nell’allenamento a blocchi il piano è sempre attivo nella memoria di lavoro.

Tuttavia il CIE non compare sempre, ma dipende dal interazione tra soggetto e compito (Merbah e Meulemans 2011).  Ad esempio mentre compiti semplici presentano alto CIE, compiti troppo complessi raramente presentano CIE. Inoltre saranno i soggetti più esperti in un dato compito a beneficiare di alto CIE, mentre i meno esperti molto meno. Infine soggetti con un basso livello di sensazione di autoefficacia presentano basso CIE ed anno bisogno di un allenamento “blocked”.

Un bravo tecnico analizzando l’interazione tra contesto e soggetto sarà in grado di oscillare tra ordine e caos ottimizzando l’allenamento. Come potesse operare su delle manopole, può modificare le variabili creando le condizioni ideali per favorire l’apprendimento. Può aumentare la variabilità di un esercitazione e di conseguenza aumentarne la sua difficoltà (migliorando cosi l’apprendimento sul lungo periodo) o al contrario azzerarla rendendolo più semplice e facilmente interpretabile. Tutto ciò chiedendosi, chi, cosa, come, quando e perché, domande che rappresentano in sintesi il mestiere dell’allenatore.

– Fabio Prinzis –

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...